domenica 23 ottobre 2011

Guerre interne

Stasera a forza di camminare mi sono imbattuta in una serata interessante: un concerto a favore di un'ospedale pediatrico, con annessa una mostra di foto, pittura e fumetto. Rouge purtroppo non è potuta entrare, ancora gli animali non sono bene accetti nei locali, bah!
E' stata una serata davvero interessante, ed aveva un tema decisamente d'impatto: la guerra oggi. Tutti quei ragazzi erano li per manifestare le loro idee, i loro pensieri, per descrivere la guerra che ci circonda, o semplicemente la guerra che si porta dentro ognuno di noi.
Alcune opere erano davvero significative, spiccavano, saltavano all'occhio e ti colpivano dritto in petto, con tecniche davvero impeccabili. Anche la band ha fatto la sua bella figura, ottima musica, bei testi, e soprattutto grande presenza sul palco. Se non erro si chiamano Staker. Il concerto è stato aperto da un ragazzo che ha recitato un lungo monologo sulla guerra, su ciò che lui pensava significasse quel termine e mi sono venute le lacrime agli occhi; dopo averlo sentito non ho potuto fare a meno di pensare al percorso che ogni ragazzo presente in quella sala abbia fatto per arrivare a tirare fuori opere e testi simili. Mettere a nudo le proprie battaglie interne, o affrontare quelle di tutti i giorni, tutto il processo che ha portato a quei disegni...
Io mi limito a viaggiare per il mondo insieme a Rouge, e di guerre ogni giorno se ne vede tante, a partire dal poveraccio che vive sotto cartoni sfasciati che ogni notte comincia la sua battaglia contro il freddo, per finire con plotoni di militari che partono per regioni che probabilmente se li ingoieranno senza far troppi complimenti. Non ho mai pensato di raccontarle, non ho mai creduto fosse compito mio; ci pensa la strada a raccontarle ogni giorno che passa. Ma probabilmente non farebbe male pensarci un po' di più ogni tanto, aiuterebbe ad essere più umili.

Noire

martedì 4 ottobre 2011

Farsi consumare lentamente dalle cose è come regalare pezzi di te alla morte

A volte mi chiedo dove stia, la collocazione esatta, di quel pezzo, quel tassello, quel qualcosa che manca per far andare bene qualcosa e che inmancabilmente con la sua mancanza, la fa andare male.
Svegliarsi al mattino e rendersi conto con chiarezza disarmante che le scelte fatte fino a quel momento sono state quasi del tutto inutili, o rendersi conto che la persona per cui le hai fatte non se le meritava del tutto.
Parlare è inutile, non c'è dialogo, parlare con un muro sarebbe la stessa cosa ma almeno il muro non ti guarderebbe con quello sguardo da "ma che cosa stai dicendo?".
Svegliarsi una mattina e riconsiderare tutte le scelte prese negli ultimi anni.
E solo un interogativo nella testa: frgarsene o preoccuparsi? Cominciare a pensare più a se stessi o continuare a macerarsi nell'amarezza e nela delusione?
Continuare a chiedersi perchè, perchè questa spasmodica aspettativa, inutile, che quando poi viene delusa crea disastri improbabili?
Per risolvere un problema se ne deve parlare, ma parlare a una porta chiusa non serve a nulla, e se la porta è aperta ne escono solo sentenze senza senso, urla e grida impazzite che atterrano ogni senso logico e ogni voglia di chiarirsi, tanto che viene l'ansia, ansia da prestazione, solo che stavolta hai paura di parlare, anche solo di cominciare un discorso, perchè non sai mai come potrebbe finire, tanto che l'ansia prima di un rapporto sessuale non sembra nulla, banale quasi, e tanto sai già cosa ti aspetta quindi perchè aver paura? Ma le parole no, quelle non sai mai dove ti fanno finire, e quindi freni, aspetti, non vuoi essere tu ad aprire per primo bocca, sarebbe come cominciare una sparatoria dove sei tu il primo che punta la pistola e spara.
Insomma, a conti fatti è un cane che si morde la coda. Ma è anche una cosa che va affrontata o ti logorerà dentro. E come dice sempre Rouge, "farsi consumare lentamente dalle cose o dalle persone è come regalare pezzi di te alla morte".

Noire